mercoledì 3 dicembre 2008
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Comune di Martano - Luoghi di culto


Palazzo Baronale

Edificato dopo il 1649 sull'area del castello, le cui torri cilindriche a pianta circolare furono ricostruite dopo la riconquista aragonese di Otranto agli angoli del prospetto, questo fu realizzato dall'architetto Francesco Manuli da Corigliano d'Otranto, che un decennio avanti aveva costruito in Melpignano i palazzi Castriota e Maggio, col quale ultimò la facciata di quest'edificio che presenta notevoli affinità, evidenti in modo significativo nella tipologia del portale archeggiate a staffa di cavallo, nella teoria delle alte luci, non finestre, e nel coronamento superiore a pilastrini. Dai Trani, che lo realizzarono, passò, col feudo, al Marchese Beiprato, ai Brunassi e ai Gadaleta, che il 1750 commisero la fronte lungo la via Pomerio all'architetto Tommaso Pasquale Margoleo da Martano (1703/1781), che ne affidò l'esecuzione al fabbricatore concittadino Donato Saracino. E' ora in proprietà dei baroni Corni, che il 1887, abbattuta la torre di sinistra, composero il prospetto nell'attuale via Marconi e sulla centrale piazza dell'Assunta. Attualmente vuoto, muto, disabitato, è abbandonato nei vari ambienti e quelli superiori non conservano neppure un brandello dei quattro arazzi figuranti le imprese di Alessandro Magno e di altre gesta eroiche che nel Settecento vi erano appesi. Nel palazzo non si consumò la sanguinosa rapina del 1815, narrata da sir Richard Church ad opera di Giuseppe Armenini e dei suoi complici che in Martano furono giustiziati. Qual fosse il palazzo, prima della demolizione della grossa torre a mancina, rivela il disegno il 1884 eseguito da Cosimo De Giorgi che descrisse i brandelli dell'arredo che ai suoi tempi nel palazzo erano ancora superstiti.



La Cappella della Madonnella

La cappella, extra moenia, dedicata alla Vergine dell’Assunta, fu edificata all’inizio del XVIII secolo, collocata all’incrocio tra la strada che porta da Martano al convento di S. Maria della Consolazione e poi a Borgagne, e l’antica strada che, proveniente da Lecce, passava ai piedi della Specchia dei Mori (Segla u demonìu), piegava verso il convento e proseguiva per Carpignano.
La facciata è scandita da quattro paraste con capitelli ionici. Dei due ingressi quello a nord è elimitato da un portale sormontato da una statua della Vergine.
All’interno, l’altare maggiore accoglie un affresco della Madonna, ritenuto miracoloso. Un secondo altare è dedicato a San Francesco da Paola (1708).


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