Il Piano di Zona 2010-2011

Testo provvisorio, facente riferimento al documento PdZ_2010-2012_completo_di_progetti.doc - pag 1

PIANO di ZONA, triennio 2010 - 2012

GESTIONE ASSOCIATA SERVIZI SOCIO ASSISTENZIALI per i Comuni di CALIMERA, CAPRARICA DI LECCE, CARPIGNANO SALENTINO, CASTRI DI LECCE, MARTANO, MARTIGNANO, MELENDUGNO, STERNATIA, VERNOLE E ZOLLINO.

La legge n. 328 dell’8 novembre 2000 attribuisce un ruolo fondamentale nell’attuazione del sistema dei servizi e interventi al Comune, o meglio all'insieme dei Comuni dell'ambito, che devono concertare la propria programmazione, dialogare con l'Azienda Sanitaria in una logica di integrazione operativa a scala territoriale, farsi promotori di iniziative di mobilitazione di tutti gli altri attori locali, pubblici e del privato sociale.
L'esperienza della programmazione di zona naturalmente non nasce dal nulla, ma si propone e si realizza grazie a un processo di innovazione delle politiche sociali e socio-sanitarie che, dalla metà degli anni '90, pur con incertezze e contraddizioni, si è andato sviluppando. Passi significativi ne sono stati fatti come la esperienza programmatoria e operativa della Legge 285/97 nel campo degli interventi a sostegno delle responsabilità familiari e a favore dei minori.
La rilevanza e la portata innovativa dei Piani di Zona sta in primo luogo nell'aver superato un cronico limite dimensionale e di dotazione dei primi attori istituzionali delle politiche sociali, i Comuni.
La sfida che adesso attende i Comuni è il passaggio dalla programmazione integrata allo stesso livello di ambito, ad un governo delle politiche e dei servizi sociali (e sociosanitari) sempre più integrato a livello di ambito zonale, nelle altre sue dimensioni, normative, gestionali, organizzative, ecc.. 
La qualità del sistema integrato dipende ovviamente anche dal livello di integrazione con i servizi sanitari.
L'integrazione tra il sociale e il sanitario e, più in generale, le diverse politiche influenti sul benessere e la socializzazione è un punto di attenzione trasversale alla Legge 328/00, che in più punti ne sottolinea l'importanza; seguendo le prescrizioni del Dpcm 229/99, le funzioni e le attività sociosanitarie devono essere programmate congiuntamente da Comuni e dalle ASL, con scelte concordate e coerenti espresse tanto nei Piani di Zona quanto nei programmi delle attività territoriali dei distretti sanitari, dato che tanto i Comuni che le ASL debbono impegnare risorse di varia natura per attuare interventi di tal genere.
Ma il processo di integrazione dei servizi e degli interventi presuppone una logica di sussidiarietà e di cittadinanza che sono i valori portanti della Legge 328/2000 e comportano conseguentemente una integrazione tra le attività istituzionali e le attività sociali espressione della collettività e del no profit. La legge quadro orienta con decisione i Comuni verso forme di gestione in grado di coniugare la solidarietà e l’efficienza produttiva, l’efficacia degli interventi, la loro economicità, con la trasparenza e la semplificazione amministrativa.