Povertà e Disagio adulti

Il fenomeno dell’esclusione sociale comprende numerose tipologie di soggetti con bisogni che si differenziano e che necessitano di interventi mirati, personalizzati ed in rete con gli altri servizi. Il bisogno di questa fascia di popolazione si caratterizza per lo più complesso, dove alla carenza o alla totale mancanza di reddito si affiancano deprivazioni relazionali, malattia, disagio psichico, dipendenza da sostanze, mancanza di istruzione, situazioni di irregolarità /illegalità.

Questi fattori generano situazioni di sofferenza che, se non affrontate, possono aggravarsi e segnare il passaggio da una condizione di marginalità ed esclusione sociale a quella di devianza. Ciò può avvenire non solo a causa di accadimenti traumatici ma anche nel corso dei normali processi evolutivi dell’esistenza così come per la concomitanza di più fattori di disagio. È interessante notare come questo fenomeno sia divenuto così presente a causa dell’indebolimento dei tre pilastri sui quali si è retto il modello di società del dopoguerra: lavoro, famiglia e welfare tradizionale. Si situano in quest’area delle cosiddette “nuove povertà”, soprattutto nuclei monogenitoriali ed in particolare donne sole con figli, famiglie monoreddito, famiglie numerose, ma anche giovani adulti, padri separati, anziani soli e nuovi cittadini per i quali la condizione giuridica incide in modo rilevante nel determinarne il rischio di esclusione.

Per affrontare adeguatamente queste problematiche l’Ambito si propone di organizzare, per il prossimo triennio, un sistema dei servizi che consenta di rispondere in maniera adeguata ai bisogni dell’utenza, superando approcci assistenzialistici, promuovendo l’autonomia ed incidendo in profondità non solo sugli effetti ma soprattutto sulle cause che sono a monte.

A tal fine le politiche del presente Piano Sociale di Zona relative all’Area dell’inclusione sociale si ispireranno ai seguenti principi:

  1. evitare il mero assistenzialismo economico costruendo, invece, percorsi personalizzati di intervento;
  2. promuovere la capacità d’azione dell’utente stimolando le sue risorse personali e quelle della sua rete informale (social support);
  3. attivare un modello integrato di “equipollenza triangolare” tra politiche per lo sviluppo, politiche per l’occupazione e politiche sociali così come delineato dalla Commissione Europea durante il vertice di Lisbona.

In linea con la l. r. n. 19 del 10 Luglio 2006 e con il Regolamento regionale n. 4/2007 (e le loro successive modifiche ed integrazioni) il nuovo Piano sociale di zona condivide le politiche di inclusione che si ispirano ad un sistema di welfare locale a più livelli e circolare.

Rispetto alle politiche di inclusione è possibile individuare due fasi di intervento collegabili a momenti del percorso di vita (e di esclusione) che l’individuo e il suo nucleo familiare si trovano a vivere. La fase acuta, quella dell’emergenza, dove attraverso un sostegno economico diretto, immediato e finalizzato, si arriva ad un processo di presa in carico, mediante la definizione di un piano individualizzato. La fase del reinserimento e dell’integrazione (welfare inclusivo): sarà necessario oltre che un consolidamento degli interventi in essere per favorire l’inclusione sociale, anche sviluppare maggiormente le sinergie con tutti i servizi ed i soggetti del territorio per potenziare i percorsi di integrazione e accompagnamento al lavoro, favorire il coordinamento ed il raccordo tra tutti i servizi.

Un sistema di welfare valido deve raccogliere la sfida della prevenzione delle “nuove povertà” attraverso politiche di inclusione e di promozione della cittadinanza volte a migliorare ed ampliare l’informazione e l’accesso ai servizi.